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i rumori dei colori

22/08/2013

Un blog fermo

di Giancarlo Gaifas — Ultima modifica 22/08/2013 17:00

Oltre un anno di silenzio; cos'è successo? Possibile che in tutto questo tempo non abbiamo trovato qualcosa da condividere con i (pochi ma simpatici) lettori? Eppure sono tempi di grandi trasformazioni. Un veloce aggiornamento prima di passare a cose nuove ..

Trasloco

In effetti per Tiziana, io (lallo), ed i nostri figli Valentina e Lorenzo è cambiato quasi tutto dall'ultimo post.

Nel luglio dello scorso anno ho ripreso in mano gli attrezzi che avevano troppo riposato e ho dovuto ritrovare la mia origine artigianale. Seppure non fosse già tempo per rischiare abbiamo accettato la proposta di una cara amica che ha messo in locazione una bella casa in centro a Rovereto. Mancavano solo alcuni interventi a pavimenti e passaggi interni che mi (ci) hanno occupato per quattro mesi e poi ci siamo trasferiti. Alcuni dettagli sono inevitabilmente ancora molto spartani, abbiamo dovuto adattato i mobili della vecchia casa, ma al solito sono stato molto esigente in termini di funzionalità. Sembra che i traslochi siano causa di stress e di rischi famigliari ma vedo che tutti noi siamo contenti di questo cambiamento. Nella stessa casa abita una famiglia di amici con cui ci rincorriamo da sempre e quindi il clima è ottimo.

Lavoro

Ahimé qui il discorso si fa difficile ed il groppo sale alla gola.

Già lo scorso ho temuto di perdere il mio lavoro presso la cooperativa sociale che ho fondato 20 anni fa e della quale sono stato dipendente (e vicepresidente) per gli ultimi 14. Ho dovuto aspettare maggio 2012 per ricevere gli stipendi da dicembre 2011 in poi ma infine la banca (cassa rurale di isera) si era decisa a concederci il flusso finanziario indispensabile.

Quest'anno non è andata così. Senza stipendio da novembre a maggio abbiamo dovuto soccombere. Non c'erano i soldi per mettere il carburante nei veicoli e quindi impossibile produrre lavoro. Tutti licenziati. Nessun aiuto.

Perdere il lavoro è sempre una cosa grave, a volte può essere devastante. E serve poco anche individuare i propri errori o quelli altrui. Cambia poco se "è colpa della crisi" o "dovevi cercare un lavoro più sicuro", sei fuori.

Ho dovuto mendicare aiuto e devo dire di essere fortunato di aver trovato un appoggio che consente alla mia famiglia di non essere completamente allo sbando e di sopravvivere. Aspetto i sostegni al reddito che mi spettano (e che mi sono guadagnato) e sopporto (come tutti coloro che si trovano in condizioni simili) l'umiliazione del doverli richiedere facendo percorsi demenziali (ma che fanno fare profitti a qualcuno: leggi corsi di avviamento al lavoro) ma fa nulla purché quando l'acqua arriva alla gola sei disposto a tutto.

Forse tornerò a fare l'artigiano come prima (la mia ditta si chiamava "s.o.s. casa") anche se non ho a disposizione risorse da investire e, beffa delle beffe, non posso ottenerne tramite gli appositi strumenti provinciali che escludono chi ha avuto ruoli amministrativi anche se in una cooperativa sociale. Ci sto pensando e chissà che con un ragionevole periodo di preparazione e qualche piccola idea derivata dall'esperienza fatta in questi anni nel campo informatico non nasca una iniziativa "su di testa" ed economicamente interessante.

Reazione

Fondamentale è reagire. Con i miei compagni di viaggio (Tiziana, Valentina e Lorenzo) siamo riusciti per il momento a affrontare la situazione quasi senza mostrare le paure che ciascuno ha dentro.

Valentina si immerge nello studio (biotecnologia) in modo parossistico e porta a casa 30 e lode. Lorenzo un po' più spaesato (per non dire perso) ha appena sostenuto (ed abbastanza bene) la maturità scientifica ma non so quanto sia pronto e determinato nella scelta della facoltà (anche lui sembra attirato da biotecnologia a Trento).

Tiziana, abituata a lavorare da sola nel suo laboratorio, si è vista arrivare un ciclone che a giorni fa fatica a tollerare. Da maggio le ho scombussolato l'ambiente.

Le ho chiuso il vecchio l'ingresso (via portici 28) per ripristinare quello (via portici 30) che sarebbe dovuto essere usato da sempre. La storia di questi ambienti viene ancora una volta rinnovata. La nuova sistemazione ci ha consentito di migliorare ed allargare l'area laboratorio e di aprire ed usare un locale che prima era sottoutilizzato e che ora fa da ufficio per me e da sala espositiva.

Tiziana continua con i suoi corsi, con la produzione di tessuti e lentamente sta recuperando anche la voglia di lavorare con le tarsie che se ne era andata insieme alla mia mamma (Ivana Bini). Ha trovato un nuovo fornitore per il panno con il quale ha appena realizzato un bellissimo "Bitter Campari" da 100 x 70 cm ispirato ad un'opera di Depero.

Prospettive

Io sono ancora incagliato nella precedente vita ma conto di liberarmi al più presto. Cerco di prendere la crisi come un fenomeno fisiologico (anche se so per certo che non è così) e conto di reagire con coraggio e con la dovuta energia. Ho bisogno di risolvere la difficile situazione economica che sto attraversando e questo è possibile solo raddoppiando gli sforzi.


Update: Anche il mio papà (Camillo Gaifas) ci ha lasciati. Il vecchio, grosso ramo di quercia si è infine spezzato. Ma ha lasciato una radice forte, che ci tiene dritti.

08/06/2012

Qualche link sul baco da seta

di Tiziana Aste — Ultima modifica 08/06/2012 00:20

Recupero di una rapida ricerca sulla seta del 2008

Allevare i bachi da seta - una interessantissima esperienza

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Chiunque abiti a Rovereto (ma la stessa cosa vale per gran parte dell'alta Italia) non può non sapere della fondamentale importanza della seta nello sviluppo del nostro territorio. Pochi forse sanno riconoscere i segni e le trasformazioni lasciati nell'architettura dall'attività connessa alla produzione serica ma nel patrimonio immobiliare della nostra città storica è facile riconoscere grandi edifici come antichi filatoi e filande.

La mia conoscenza dell'argomento è sempre rimasta complementare alla mia attività tessile e sostanzialmente basata sui miei studi universitari di architettura.

Recentemente, la mia mamma Annamaria, che fortunatamente ha il tempo e l'interesse a frequentare le molteplici e disparate iniziative dell'estate lagarina [1], mi ha portato alcune larve che le erano state regalate ad una manifestazione in quel di Cei [2].

L'esperienza dell'allevamento del baco da seta è stata appassionante nonostante l'insolito soggetto. Ho fatto alcune foto che mi riprometto di rendere visibili al più presto.

[1]La nostra valle "Lagarina"
[2]Toponimo di un poggio sulla valle e del "lago di Cei"

Per trovare informazioni ho fatto veloci ricerche sull'argomento in google tra cui ho selezionato alcuni interessanti collegamenti:


Questo testo recupera il mio primo (unico) blog del 2008 http://artiemestieri.tn.it/Members/kilim/kilim-blog/archive/2008/09/07/qualche-link-sul-baco-da-seta-per-iniziare.

NB: Non ho verificato se i collegamenti sono ancora attivi!

04/06/2012

Notte verde - note a margine

di Giancarlo Gaifas — Ultima modifica 04/06/2012 16:20

Rovereto non valorizza i suoi tesori

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Il laboratorio Kilim è in via Portici da più di vent'anni ed ha visto passare diversi sindaci. Palazzo Pretorio è fisicamente vicino ma la considerazione che questa antica via ha avuto ed ha tra gli amministratori roveretani è rimasta molto bassa.

Farebbe invidia anche alla città più blasonata, altrove sarebbe un salotto, una chicca, qui sembra un vicolo di servizio.

Da quando è stato riaperto il Museo Depero speravamo di vederla ripulita come lo sono le altre strade del centro, inutilmente.

È un passaggio pedonale e ciclabile che consente un veloce accesso a molti uffici pubblici ed è un collegamento strategico per il centro storico continuamente utilizzato da molti cittadini. Purtroppo le manutenzioni ordinarie come le straordinarie sono del tutto insufficienti.

Anche quando nelle piazze del centro vengono organizzati degli eventi (dal mercato alle manifestazioni), via Portici viene spesso esclusa fisicamente con bancarelle o stand che ne nascondono l'accesso.

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Anche in occasione di quest'ultima "notte verde" non è cambiato molto. Nessuna pulizia preventiva, un solerte reparto luci ha mascherato con carte colorate le lanterne riducendo la già sobria illuminazione (vabbè, hanno "transennato" due fari agli estremi della strada puntandoli verso l'alto, anche questi incartati di verde, che davano una certa "atmosfera"..).

Verso sera all'accesso di piazza Malfatti si è creato un tappo insuperabile. Una mandria di giovani avventori di un bar, senza problemi di educazione, per ore hanno di fatto impedito il passaggio a chiunque volesse raggiungere via Portici da quel lato. Alcuni passanti hanno fatto il giro, molti rinunciato. Il giorno dopo uno strato puzzolente ed appiccicoso di birra e coctail impastato con cenere e cicche fa comminare sulle punte e sembra risalire anche le pareti e le stradine laterali punteggiate di bicchieri vuoti e cartacce.

Gli addetti alle luci hanno tolto le carte verdi dalle lanterne ancora una volta stando attenti a non togliere le ragnatele ma lasciando abbondanti residui del nastro adesivo utilizzato.

http://kilim.tn.it/immagini/via-portici/notte-verde-2012/porticiverdi2.jpg/image_large

Mi consolo perché ho visto molti roveretani serenamente a spasso e non per merito della bassa qualità dell'offerta. Nonostante il notevole impegno tipografico e mediatico solo pochi eventi hanno meritato, purtroppo, un coinvolgimento significativo. La maggior parte degli operatori ha investito del tempo e delle risorse proprie sperando in un ritorno futuro. I ristoranti hanno lavorato senza difficoltà. Il tema dell'acqua non ha portato quella freschezza che ci si aspettava. Quest'anno è andata così, nell'edizione precedente l'acqua aveva fatto danni ben maggiori.

Solo chi fa sbaglia, ma, se la notte verde rientra nel budget delle cose fattibili (di questi tempi ci penserei più volte), mi chiedo se e quando la vedremo gestita in modo un po' più professionale o almeno compatibile con il valore e l'importanza del patrimonio che dovrebbe tutelare e promuovere.

lallo.

PS: L'intenzione di questo post non è quella di lamentare un disservizio o uno spreco per ottenere un miglioramento della pulizia della strada, l'ambizione è di (iniziare a) documentare con attenzione il respiro del vecchio centro storico. Per questo ho scelto le immagini più suggestive, tralasciando quelle che documentavano il degrado.

01/06/2012

Il laboratorio Kilim in rete

di Tiziana Aste — Ultima modifica 01/06/2012 19:55
Tag:

Dopo avere registrato il dominio kilim.tn.it eccoci finalmente in rete.

Sicuramente in ritardo ma almeno con un aspetto gradevole realizzato autonomamente con software libero.

Il motore è Plone 4, l'aspetto curato con un tema Diazo derivato da quintagroup.theme.sunrain.

Un ringraziamento alla comunità opensource.

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